L’animalier secondo Sahco
20 maggio 2026

L’animalier è uno di quei codici estetici che ritornano continuamente, senza perdere rilevanza. Per Sahco, il riferimento al mondo animale prende le distanze da qualsiasi idea di decorazione nostalgica e assume una direzione più contemporanea.
I motivi leopardati, zebrati e pitonati vengono rielaborati fino a perdere ogni effetto prevedibile. La luce attraversa le superfici jacquard, i disegni si dissolvono nella trama, le variazioni tonali cambiano continuamente la percezione del tessuto. Più che pattern decorativi, diventano presenze che definiscono lo spazio.
Tablu
Tablu lavora sui motivi zebrati e leopardati senza enfatizzarli apertamente. Il pattern è presente, ma viene assorbito dalla profondità del tessuto e dalla sua costruzione in lana. La superficie resta compatta, quasi densa, e reagisce in modo diverso alla luce a seconda dell’angolazione. I colori non cercano riferimenti realistici: restano intensi, talvolta inattesi, e contribuiscono a rendere il disegno meno riconoscibile e più interpretativo.
Satora
Satora ripensa il motivo leopardato in chiave urbana. Il disegno non è mai completamente leggibile: emerge e scompare nella struttura jacquard, come un segno che si è frammentato nel passaggio sul tessuto. L’effetto è meno decorativo e più atmosferico, con una superficie che cambia a seconda della luce e della distanza. Anche la palette contribuisce a spostare il codice animalier verso qualcosa di meno naturale e più costruito.
Ozi
Ozi prende il motivo pitonato e lo porta altrove. Il pattern non viene enfatizzato, ma frammentato dalla struttura jacquard e dalle variazioni luminose del tessuto. Il risultato è una superficie irregolare, quasi instabile nella percezione, che funziona tanto nel drappeggio quanto nel rivestimento. Anche i colori evitano qualsiasi realismo: metallici scuri, rosa innaturali, neutri slavati.





